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Evento di commemorazione del giudice Antonino Saetta

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Data di emissione: 
16/09/2013

Per non dimenticare
 

Mi è particolarmente grato il fatto che oggi qui si ricordino il dott. Antonino Saetta e suo figlio Stefano uccisi barbaramente dalla mafia il 25 settembre del 1988 al ritorno da Canicattì paese natale del magistrato mentre si dirigevano alla loro abitazione di Palermo. L’inchiesta relativa al duplice omicidio venne archiviata genericamente perché gli assassini vennero ritenuti “Ignoti”. Fu poi grazie ai giudici A.Di Matteo e G. Ganassi che essa venne riaperta nel 1995. Si addivenne poi ai responsabili individuati all’interno delle cosche mafiose operanti a Palermo e Agrigento : T.Riina, F.Madonia, P.Ribisi.  Fu, il dott. Saetta, il primo magistrato giudicante ucciso dalla mafia. Per la prima volta la mafia sfidò lo stato colpendo uno dei suoi servitori più fedeli e onesti.  La mafia si proponeva come fine quello di “spaventare” la magistratura di metterle paura ma in particolare si voleva punire la fermezza che egli mantenne nel rilevare gli elementi oggettivi che emergevano a carico dei responsabili nel processo relativo all’uccisione del cap. dei carabinieri Basile, fare in maniera che gli altri magistrati con incarichi inquirenti e giudicanti nei riguardi della mafia si “calmassero” e fare in maniera che “l’integerrimo” dott. Saetta non venisse nominato presidente nel maxiprocesso contro la mafia  che avrebbe dovuto avere luogo di lì a poco.
      La sua “colpa”, secondo quanto venne poi appurato, fu che egli ribaltò un processo di primo grado di assoluzione in condanna piena in appello ai mafiosi G.Madonia, G.Puccio, A.Bonanno dimostrando di volere, potere e saper giudicare i fatti dalle oggettività che emergevano nel processo senza temere ritorsioni, minacce o vendette.

Questa è la sede storica del Liceo Classico di  Acqui Terme.  Indirizzo di studi liceali che il dott. A.Saetta seguì, in Sicilia,  prima di iscriversi a giurisprudenza nel 1940. Questa cittadina è il luogo della prima sede di servizio che egli ebbe nel 1952. In questa cittadina nacquero due dei suoi tre figli Stefano e Gabriella. Per questa ragione l’Istituto “Parodi” si sente onorato di ospitare questo evento.
     Vi è però un motivo ancora più importante che ci interessa e ci motiva per il nostro sentimento di cittadinanza e di affetto verso il nostro paese ed è quello che per molto tempo, forse troppo, il dott. Saetta e suo figlio non sono stati ricordati o ,almeno, non lo sono stati sufficientemente.  E’ dunque questa un’occasione di ricordo ravvivante che la sezione acquese di “libera” ha voluto e vuole promuovere.
      La storia del dott. Saetta è quella di una persona estremamente discreta, consapevole, coerentemente, del suo ruolo e delle sue funzioni giudicanti. Era una persona onesta che svolgeva il suo lavoro con onestà rifiutando le pressioni che ineluttabilmente un giudice era, “allora” costretto a ricevere, “talvolta” dai poteri forti. Era un giudice che rifuggiva anche dai rapporti con la politica per mantenere forte, vivo, attivo il suo spirito autonomo libero “super partes” di magistrato, al servizio del bene comune e del paese. Una storia che si sviluppa, appunto, anche qui,  per tre anni dal 1952 al 1955, in quella che fu per lui la significativa sede di servizio,  di Acqui Terme.  E fu in quell’ambito, quello della magistratura, che “unicamente” si svolse la sua carriera per  i meriti che egli si conquistò e la carriera che ne conseguì fino all’incarico di presidente della prima sezione della corte d’appello di Palermo. Il dott. Antonino Saetta operò nell’ambito di importanti processi contro la mafia; tra questi quello relativo alla strage del giudice Rocco Chinnici e del capitano Basile.
      E’ dunque un esempio per i nostri studenti, i nostri ragazzi di onestà, di coraggio, di vera dedizione al proprio lavoro e così facendo rispetto profondo nei riguardi dello stato. Il fatto che questo ricordo si svolga qui all’interno di una scuola che ha una storia importante nella città di Acqui Terme significa che il dott. Saetta, suo figlio Stefano debbono essere ricordati come esempio di valore, di significati profondi che ravvivino e diano significato al presente. Tra questi ricordiamo l’importante necessità che il nostro paese raggiunga presto un’unità di intenti tra la civiltà che esso esprime raccogliendo un’eredità millenaria di cultura e di arte e la direzione politica del paese. Pare infatti difficile comprendere come oggi nel 2013 possa esistere ancora una forma di “antistato” cangiante e mutevole come la  mafia. Se essa esiste come organizzazione, con dei vertici al suo comando, con degli appartenenti a questa o a quella cosca, significa che la presenza nostra, dei cittadini, il senso civico delle istituzioni che ne dovrebbe derivare non è  così forte da vincere una infermità così difficile da guarire quale è la mafia che attacca in maniera invasiva il corpo dello stato. Essa è una forma antica ma anche moderna. Antica per i  patti esoterici che stringe al suo interno con i numeri “chiusi”, lo studio dei candidati e l’esame di ammissione, ma moderna per la sua capacità di usare la metamorfosi della finanza del capitale e delle professioni a esso integrate.   Se essa esiste ancora è perché lo Stato, dunque noi tutti e le nostre istituzioni, non siamo stati, finora capaci di produrre gli anticorpi in grado di distruggere gli attacchi virali che provocano in questo nostro corpo comune “neoplasie” e “metastasi” sociali.
Noi sappiamo che la scuola è un luogo importante, un’agenzia educativa di conoscenze competenze e valori qui come altrove, come in Sicilia. Sappiamo anche che i nostri giovani sono liberi, amano la libertà, rispettano i valori e le istituzioni e la Costituzione del nostro paese. E’ importante perciò ricordare, come facciamo oggi qui, il dott. Saetta perché si mediti sulla necessità di una politica che sia libera e che svolga funzioni vere e vitali al servizio del cittadino. E’ importante che l’insegnamento che il dott. Saetta ci trasmette della non influenzabilità, nell’ambito del proprio lavoro, dai poteri forti, finanziari, intimidatori della mafia e di altri poteri, dell’ autonomia di giudizio si effonda  a tutti i settori e  a tutte le parti di questo nostro “corpo sociale e politico”. Gli anticorpi si costruiscono con uno spirito auto educativo libero che non si fermi di fronte al timore o alla paura di intaccare questo o quel potere. L’onestà di ognuno di noi significa nutrimento a quel corpo che deve costruire le difese immunitarie contro l’attacco dell’antistato e dell’immoralità che deriva  dalla volontà di un arricchimento di questo o quel gruppo di potere. Se il bene comune non diviene, davvero per tutti, il fine e finanche lo strumento di ogni nostra azione, la capacità di infiltrazione invasiva di gruppi ben organizzati non potrà che continuare ad invadere i settori della dirigenza politica finanziaria del paese. Occorre, di necessità,  partire dagli esempi positivi. Un esempio positivo viene proprio dal senso del dovere, umile e modesto ma per questo potente che il dott. Antonino Saetta mise in atto nel ribaltare il giudizio nei riguardi di imputati della mafia con il processo d’appello dall’assoluzione alla condanna all’ergastolo. Se nei diversi settori, dalla magistratura alla politica, dalla politica alla finanza l’esempio del dott. Saetta e di altri uomini onesti uccisi dalla mafia, come per esempio quello  dell’imprenditore Grassi, verrà seguito quel potere ermetico al suo interno ed invasivo al suo esterno della mafia verrà ad essere intaccato. Non vorrà mai però distrutto se i cittadini per mezzo delle loro istituzioni non gli toglieranno quell’enorme potere di controllo che gli deriva dall’avere  molto denaro, molte proprietà , molte influenze e di gestire molti contenuti  della finanza che contagiano in misura diretta o indiretta il benessere di tutti. Non si potrà mai ledere e sconfiggere se tutti insieme non costruiremo lavoro per i nostri giovani. Non si potrà mai distruggere completamente se attraverso il lavoro per tutti non riusciremo a costruire un progetto alla cui base e al cui fondamento la libertà sia la struttura portante dell’edificio comune. Non si potrà mai distruggere se la giustizia continuerà ad essere applicata in maniera difforme. Non si potrà mai distruggere se la paura continuerà a vincere sull’onestà e sul valore che deriva dall’imperativo categorico del “dovere”.
     Siamo dunque grati a questa occasione, che l’associazione “Libera” di Acqui Terme ci ha offerto per ricordare il dottor A.Saetta facendolo conoscere ai nostri ragazzi del Liceo “Parodi”con l’esempio semplice e forte che deriva dal suo lavoro di magistrato e di uomo della magistratura ma anche e soprattutto della sua famiglia.
 

Il preside: N.Tudisco

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